L’ultimo obiettivo di Napolitano

Giorgio Napolitano sta preparando un’uscita di scena che sia collegata al superamento delle circostanze eccezionali di ingovernabilità e impazzimento del sistema istituzionale che lo avevano indotto ad accettare la rielezione che aveva precedentemente escluso. E’ convinto che l’anno passato dalla sua conferma al Quirinale sia stato speso bene, nonostante gli sconquassi prodotti dallo strapotere giudiziario che avevano fatto crollare il primo tentativo di governo di larghe intese, visto che poi, nonostante tutto, sul terreno che più sta a cuore al presidente, quello delle riforme elettorale e costituzionale, l’ampia maggioranza resiste, anche se non è più quella che sostiene l’esecutivo.
19 AGO 20
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Giorgio Napolitano sta preparando un’uscita di scena che sia collegata al superamento delle circostanze eccezionali di ingovernabilità e impazzimento del sistema istituzionale che lo avevano indotto ad accettare la rielezione che aveva precedentemente escluso. E’ convinto che l’anno passato dalla sua conferma al Quirinale sia stato speso bene, nonostante gli sconquassi prodotti dallo strapotere giudiziario che avevano fatto crollare il primo tentativo di governo di larghe intese, visto che poi, nonostante tutto, sul terreno che più sta a cuore al presidente, quello delle riforme elettorale e costituzionale, l’ampia maggioranza resiste, anche se non è più quella che sostiene l’esecutivo. Napolitano ha voluto rendere pubblica questa sua convinzione, per rimarcare che la proroga al Quirinale non era stata chiesta da lui e che comunque durerà, per quel che dipende dal presidente, il minor tempo possibile. Non si tratta solo di una replica alle polemiche che lo hanno investito e probabilmente amareggiato, ma di un invito pressante al fronte politico favorevole alle riforme a lavorare bene, congiuntamente e in tempi ragionevoli, senza pensare che Napolitano sia disposto a tollerare dilazioni che lo costringerebbero a rinviare ancora il suo abbandono di una carica tanto pesante anche in considerazione dell’età avanzata.
L’imminenza delle elezioni europee, con la loro inevitabile carica di critica talora demolitrice nei confronti delle istituzioni continentali, rischia di creare un clima in cui le riforme si impantanano e con esse viene meno il tratto innovatore che ha consentito all’Italia di presentarsi come un soggetto in grado di rinnovarsi e quindi di proporre un rinnovamento o addirittura un cambiamento di rotta negli orientamenti di fondo delle autorità europee. Nel pensiero di Napolitano i due piani, quello europeo che deve diventare più favorevole alla crescita e quello nazionale che deve risolvere gli annosi problemi che paralizzano il sistema istituzionale provocando incomprensioni e disinvestimenti dall’estero, sono in stretto collegamento. Vorrebbe lasciare le cose a posto sia in Europa sia in Italia, coronando così una lunga azione che è stata spesso fraintesa e anche quando è stata apprezzata a parole ha poi stentato a trovare conseguenze pratiche e politiche coerenti. Sa di essersi esposto personalmente, soprattutto negli ultimi due anni, seppure nel rispetto dei limiti costituzionali delle sue funzioni, che ha però interpretato nel modo più estensivo, appunto in considerazione delle circostanze eccezionali che si erano verificate. Ora desidera che si rientri al più presto nella normalità, attraverso un processo riformatore condiviso, in modo da potersene andare con la coscienza di aver compiuto un buon lavoro.